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DIstrazione

19 agosto 2022

Alto-Rilievo / voci di montagna

– Una bambina di nome Tina –
Quando si giunge in prossimità del torrente Vajont è difficile pedalare con lo sguardo dritto sulla strada. Gli occhi si muovono compulsivamente verso destra, convinti di scorgere da un momento all’altro la diga. E invece niente: la somiglianza di quelle gole strette inganna il viaggiatore. Poi da lontano si intravvede Longarone con i suoi palazzoni anni Sessanta. Sembra un grande balcone affacciato prima su una zona industriale e poi su due monti: il Toc e il Salta. A unirne le pendici, scavate dal torrente Vajont, è una colata di cemento alta 261 metri. Resse alla frana di 260 milioni di metri cubi di roccia che si staccò dal Toc, non si piegò all’onda di 50 milioni di metri cubi d’acqua, che invece inghiottì Longarone. È ancora lì, monumento alla memoria, ma soprattutto a vergogna perenne di una programmazione territoriale incapace di spingere il naso oltre i profitti.
Smonto di sella, appoggio la bici e mi fermo a guardare la diga. Proprio come sosteneva Paolini nel celebre monologo teatrale, due sentimenti opposti schiacciano la coscienza. Il primo è di ammirazione verso un manufatto costruito a regola d’arte. Non è crollato. Ha resistito. È altissimo e ricorda l’arte di Brâncuși. Il secondo è di orrore. Quello sbarramento grigio-ocra, oltre ad aver strappato la vita a 2.018 persone, simboleggia la tracotanza di un pensiero che, in nome del progresso, rade al suolo paesaggi e società. Impone dall’esterno, omologa senza preoccuparsi delle peculiarità locali.
La malinconia svanisce grazie a due bambine di 8 e 4 anni. Vedo che confabulano, rannicchiate sul prato del loro giardino e dopo qualche minuto si avvicinano tenendo in mano un bellissimo mazzolino di fiori. Bellissimo nella sua semplicità, bellissimo perché composto da fiori diversi, bellissimo come i loro sguardi timidi e allo stesso curiosi. Le ringrazio e lo fisso al telaio della bicicletta. Poi, prima di ripartire, chiedo loro come si chiamano.
La più grande risponde Tina. “Come Tina Merlin!” Penso subito, guardando un’ultima volta i suoi occhi dolci in cui si riflette l’immagine di una giornalista – forse l’unica – che ha avuto la forza di combattere contro la costruzione della diga; contro un sistema prepotente e per il futuro di quelle bambine che ancora riescono a emozionarsi regalando un mazzolino di fiori a un ragazzo di passaggio.

di Pietro Lacasella

https://www.facebook.com/AltoRilievoVdM

Oggi su Il Dolomiti parlo del suo libro considerato forse il più celebre, “Sulla pelle viva”. A mio parere è una lettura fondamentale per comprendere le nostre montagne, ma, soprattutto, il nostro Paese.

https://www.ildolomiti.it/montagna/2022/tina-merlin-il-vajont-e-il-coraggio-di-raccontare-come-si-costruisce-una-catastrofe-oggi-avrebbe-compiuto-96-anni?fbclid=IwAR3BHmEaIJ-a_w927hNvQiiC1UsEL7tfJHAiD7NSsfvEVjMkWTDkPpeK78w

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A Belluno
sabato 12 marzo 2022
Ritratti di DONNE

si parlerà di donne, delle loro lotte spesso condotte in solitudine e destinate alla sconfitta, lotte di resistenza e di emancipazione, lotte contro la violenza di genere, la mafia, la guerra, e quindi dell’importanza della relazione tra donne, libera e disinteressata, rispettosa della libertà di ciascuna quando si tratta di decidere, scevra da giudizi e da pretese di riconoscenza quando si tratta di aiutare.

vedi

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venerdì 5 novembre
a Belluno

Per seguire tutto il convegno clicca su questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=0PFXIAiE3xM

IL GIORNALISMO DI TINA MERLIN
5 novembre 2021
Per poter comprendere l’attività giornalistica di Tina Merlin, occorre inquadrarla nel contesto dell’epoca. Cos’era il giornalismo negli anni 50 e nei primi anni 60? Com’era soprattutto nel Veneto? Prendo a prestito alcune riflessioni di Giorgio Lago in un convegno del 1993 “Informazione ieri e oggi, dal Vajont a Tangentopoli” organizzato dall’Associazione culturale Tina Merlin. Lago, che allora dirigeva il Gazzettino, parlò, per quanto riguarda il Vajont, di una «grande omissione di verità». Sul suo giornale ma non solo, diceva ancora, in quegli anni «uscivano soltanto i trionfali annunci della Sade, i comunicati del ministero dei Lavori pubblici», e ciò per la storia editoriale del Gazzettino passato durante il fascismo dal suo fondatore, il democratico cadorino Gianpietro Talamini, alla Sade e, nel dopoguerra ormai “normalizzato”, approdato alla proprietà della Dc, o meglio della corrente dorotea del Veneto. Un giornale che si trovava praticamente in una situazione di monopolio. Non c’erano altre testate regionali nel Veneto, non esistevano televisioni se non un unico canale Rai. L’epoca della guerra fredda aveva scavato divisioni insuperabili e le voci “fuori dal coro”, soprattutto se si trattava di un giornale dell’opposizione comunista, considerata antisistema, erano respinte e ignorate per principio anche quando scrivevano cose giuste. Il Gazzettino naturalmente non è più così, è cambiato, diceva ancora Lago. Ma in quegli anni Tina Merlin lavorava in solitudine. Innanzitutto perché scriveva sul giornale del Pci. Ma anche perché era una donna. Il mondo dell’informazione era un mondo di giornalisti maschi, le giornaliste erano mosche bianche. Giampaolo Pansa, spedito in tutta fretta dalla Stampa a Belluno la sera del disastro del Vajont, ricorda Tina Merlin con molta stima, ma confessa, sempre nel citato convegno del 1993: «Io ricordavo di Tina Merlin, lo dico con sincerità, le gambe. Aveva delle bellissime gambe». Ecco, appunto. Poi aggiunge, ma solo poi, perché la prima cosa che restò impressa a Pansa quella volta erano state le gambe: «E aveva un’aria fiera. Ci mandava a quel paese tutti. Non gliene fregava nulla degli inviati. Ma soprattutto non gliene fregava nulla di quel circo Barnum dei vecchi e anche dei giovani inviati, che sul Vajont ha fatto delle cose orribili». Per la gran parte se ne stavano in albergo e mandavano fuori i cosiddetti “trombettieri”, come il giovane Pansa, un “ragazzo di bottega” come si definì, che erano poi quelli che venivano mandati a scarpinare nel fango di Longarone per riportare i loro appunti agli inviati che ci facevano sopra le loro articolesse. Sì, scrivevano anche loro, i “ragazzi di bottega”, facevano – diceva ancora Pansa – «il lavoro di spazzolatura grosso, le prime cronache». M i pezzi nobili, per così dire, li scrivevano le grandi firme. Il lavoro dell’inviato era soprattutto quello di sfornare un pezzo in bello stile, possibilmente ad
effetto, e talvolta farlo poi dettare per telefono agli stenografi dai ragazzotti-portaborse. Un modo di fare giornalismo distrutto nel giro di pochi giorni dalla televisione o meglio, dal «grigio telegiornale unico di allora», come scrisse Bruno Ambrosi, giornalista Rai anch’egli inviato sul Vajont. Scriveva: «Ero troppo inserito, troppo benpensante per poter sospettare che esistessero altre verità oltre a quelle che ci venivano fornite dalla Prefettura, dal Governo, dall’Enel. Ma gli articoli di Tina li avevo letti e il tarlo di un benefico dubbio, sempre più prepotente, si era insinuato in me e in pochi giorni aveva trasformato l’irreprensibile giovanotto “benpensante” in un giornalista più critico, più maturo, meno disponibile a farsi servire, e a trasmettere, verità preconfezionate».
Sarà stato anche grigio quel telegiornale unico, ma per la prima volta invase le case, o meglio i bar dell’Italia perché erano pochi quelli che avevano la televisione in casa, con le immagini riprese dagli elicotteri americani della Setaf, e così si vide la realtà vera e si pesò la differenza con il risultato che, cito ancora Pansa, si «azzerò una intera generazione di vecchi inviati famosi». Il giornalismo era così. Era ossequiente, era ligio ai comunicati ufficiali, ligio anche alla proprietà, tra censure, autocensure, pochi dubbi e amor del quieto vivere. «Un clima ferreo, un clima chiuso», scrisse ancora Pansa. «L’inchiesta? Beh, l’inchiesta… Vedremo… poi». A riprova di questo metodo di giornalismo dell’epoca, ricordo brevemente un paio di casi. Il primo è il Montanelli a Budapest nel 1956. Se ne stava tutto il giorno al piano alto dell’ambasciata italiana, la sera scendeva e raccoglieva i racconti di altri che erano usciti col rischio di beccarsi una
pallottola, poi scriveva un pezzo come se in strada ci fosse stato davvero. Diceva: «Meglio un cronistaccio vivo che un gran giornalista morto» (lo racconta Filippo Raffaelli del “Corriere lombardo”, che era uno di quelli che andavano fuori a rischiarla).
Armando Gervasoni del Gazzettino, dopo il disastro si portò sempre dietro un forte senso di colpa per non essere riuscito a scrivere sul suo giornale cosa stava succedendo sul Vajont: prima, non dopo, perché le cose si sapevano già, bastava guardare. “Omissione di verità”. E potremmo citare, tanto per completezza, le istruzioni date ai professori universitari di idraulica di Padova sul come e dove eseguire le prove su modello del Vajont per studiare gli effetti della frana che già incombeva. Si scriveva che si era scelta Nove perché, nel perimetro dell’impianto della Sade, era un’area controllabile e che non si doveva parlare dei veri scopi di quelle prove per evitare “speculazioni politiche”. Anzi, poiché comunque qualcosa si sarebbe risaputo, era bene
anticipare e fornire per primi una versione di comodo. Quanto a Tina Merlin era tenuta a distanza perfino nelle occasioni ufficiali, come una Festa della Montagna in Nevegal o un’iniziativa pubblica in caserma. Gli altri giornalisti potevano entrare, lei no. Le era stato interdetto anche l’accesso al Tribunale, divieto rimosso poi dal giudice Fabbri. Dopo il disastro la intervistò la televisione francese, non quella italiana, e quell’intervista in Italia non andò mai in onda per le pressioni censorie del governo.
Per concludere. Tina Merlin, è stato detto, era tre volte isolata: perché era donna, perché era una corrispondente di provincia, perché era comunista. E perché era tosta, anche con i suoi dell’Unità. E i colleghi giornalisti? In una intervista alla Rai, pochi mesi prima di morire, disse che sì, la solidarietà dei colleghi c’era stata, ma si trattava di solidarietà umana, non di solidarietà professionale. 
T.S.

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Il più bell’italiano

Vita partigiana del dottor Mario Pasi

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“Alla radice del sogno”

spettacolo teatrale di Daniela Mattiuzzi
con

Patricia Zanco e Miranda Cortes alla fisarmonica  

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 “Persone”
da
“Luci della Ribalta”
Intervista a Graziella Da Gioz

Una giornalista e una pittrice che si incontrano, dialogano e collaborano fuori dal tempo e dalla storia, ma insieme: da una parte una voce chiara e limpida e dall’altra colori e sfumature.

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vedi video  

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Il Vajont nella storia d’Italia

Per il ciclo Ambientiamoci… la scienza per un futuro ecologico, il racconto di come una cattiva gestione del territorio e la mancanza di rispetto verso l’ambiente abbiano portato ad una immane catastrofe.

La ricostruzione dell’evento, l’itinerario della giustizia ed il recupero della memoria è al centro di questo intervento lucido ed appassionato del PROF. MAURIZIO REBERSCHAK, già professore di Storia contemporanea nelle Università di Padova e di Venezia ed uno dei massimi studiosi di questo argomento.

clicca il link per vedere video

https://www.youtube.com/watch?v=_R6tqV3Cq3U

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Lettera inviata al Presidente del Parlamento Europeo e alla

Segretaria Generale del Consiglio d’Europa il 29 luglio scorso

Roma 29 luglio 2020
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli
Alla Segretaria Generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić

Egregi Presidenti,
Le donne Polacche e le donne Turche subiscono i violenti attacchi degli uomini “loro pari” correndo in aggiunta il rischio che i leaders, che incarnano il potere nei loro paesi, vogliano ufficialmente cedere il mantenimento dell’ordine a capi famiglia.
Il Presidente Duda, polacco, e il Presidente Erdogan, Turco, sono in ordine di tempo i primi a minacciare la concretizzazione di una società nella quale siano tolte le protezioni alle donne costrette culturalmente e fisicamente a, unicamente, procreare ed accudire. Questi uomini non volevano applicare, e oggi vogliono cancellare, la Convenzione
Il Presidente Duda è un presidente Europeo e, come il presidente Turco, per dare corpo ai desideri suoi e degli uomini che lo sostengono, e rassicurare una potente lobby politica e interreligiosa, vuole “uscire dalla convenzione di Istanbul”. Uscire dalla convenzione di Istanbul è dichiarare, come in aggiunta ha fatto Erdogan a suo tempo, che i diritti umani sono un inutile ingombro.
Questi due presidenti rappresentano la costruzione di un ordine mondiale nel quale “sovrani” uomini decidono senza l’ingombrante presenza delle donne, un ordine in cui non c’è posto per la Convenzione.
Le donne in tutta Europa e nel mondo si sono prese cura, nonostante i loro governi, delle opportunità rappresentate dalla cdI e hanno indagato, raccolto dati, organizzato centri, sono intervenute nei tribunali: l’hanno applicata “nonostante”. Sono scese in piazza e hanno protestato, non solo ad Ankara, per l’uccisione di Pinar Gultekin. Hanno acceso i riflettori su quello che realmente succede nei loro paesi, con la protesta a Varsavia nel giorno della Repubblica 2017 (che fece dire a molti che le donne avrebbero salvato la Polonia), con la mappa delle violenze in Turchia (Ceyda Ulukaya) pubblicata nel 2018.
Le donne credono alle donne e i paesi non si rappresentano attraverso i loro capi.
L’Europa deve prendere posizione per affrontare l’ennesimo attacco alla civiltà della pace e può e deve contare sulle donne. Ascoltarle e intervenire in tutti i modi possibili a salvaguardia dei loro diritti e della loro libertà!

UDI-Unione Donne in Italia

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Tina Merlin
Io esisto
con il mondo

E’ uscito per Edizioni di Comunità, in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti clicca per continuare a leggere

 

 clicca qui per leggere l’articolo

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Il paese scomparso
  La diga di Centro Cadore
e i dissesti di Vallesella

Là dove c’era Vallesella, un tempo popolosa frazione del comune di Domegge, oggi restano pochissime case. Gli abitanti hanno dovuto andarsene. Al posto del paese ci sono ora campi sportivi e percorsi verdi. Con gli abitanti è sparita un’intera storia, è stata colpita l’identità del paese insieme alle vicende umane e famigliari che lo abitavano … clicca qui per continuare a leggere

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La  luce  a  Belluno
La prima illuminazione eletttrica
Tecnologia, storia e giochi di potere

Belluno accese la luce per la prima volta nel 1897. Fu il secondo grande passo dentro la modernità. Il primo era stato, nel 1886, l’arrivo del treno a vapore. L’evento fu salutato con una grande festa al Teatro Sociale (oggi Teatro Comunale).
I dettagli di quella vicenda sono ora ricostruiti in un nuovo libro da Toni Sirena. (…)

clicca qui per continuare a leggere

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 23 settembre 2019

50° anno dell’arringa all’Aquila nel processo del Vajont

l’Avvocato del Vajont

SANDRO CANESTRINI

Un’aula stracolma, un impegno civile che non può essere dimenticato; così inizia l’articolo del Corriere delle Alpi, cronaca della serata di lunedì 23 settembre per la giornata in ricordo, dopo esattamente 50 anni …leggi l’iniziativa

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VAJONT
le frane e le onde
Un nuovo libro di Agostino Sacchet sul Vajont.
“Vajont, le frane le onde” (Tiziano Edizioni, Pieve di Cadore) è il risultato di anni di ricerche e di studi, di segni e di testimonianze, di consultazione di documenti. Contiene molti dati inediti e propone, con argomenti convincenti, una ricostruzione diversa del disastro del 9 ottobre 1963.

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da Venezia a Longarone

Portando quest’esposizione a Longarone si vuole ricordare una figura chiave nella vicenda del Vajont attraverso lo sguardo e la pittura di una grande artista, che con la sua arte ha rivissuto e rielaborato i paesaggi di Tina Merlin. Al tempo stesso, alla luce del recente disastro ambientale che ha colpito la nostra provincia, ricordare quanto, oggi come allora, sia necessario promuovere la cultura delle tutela del territorio, dell’ambiente e del paesaggio. A questo scopo l’artista ha creato per la mostra una nuova sezione di pastelli ed incisioni dedicata agli alberi caduti.”
(Mirta Amanda Barbonetti curatrice della mostra)

Longarone

venerdì 1 febbraio 2019 ore 18.00

Municipio-Palazzo Mazzolà

inaugurazione
TINA MERLIN E IL PAESAGGIO PRESENZA E RICORDO

personale della pittrice Graziella Da Gioz

dedicata

alla giornalista, partigiana, scrittrice bellunese

e

venerdi 15 febbraio 2019, ore 18.00

Municipio- Palazzo Mazzolà Sala Consiliare

giornata dedicata a Tina Merlin

Il Vajont di Tina Merlin”

con Adriana Lotto

e

Quella del Vajont.Tina Merlin, una donna contro”

letture a cura di Mirta Amanda Barbonetti

foto e filmati d’epoca

Per info:
COMUNE di Longarone 0437 575811
ISBREC: 0437 944929, cell. 366 2057328
orari di apertura:
Lunedì, mercoledì e giovedì: 9.00-12.30/14.30-17.30
Martedì e venerdì: 9.00-12.30

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L’Associazione culturale Tina Merlin, Scuole in Rete e Associazione Bellunesi nel Mondo presentano lo spettacolo “TANGO”.
Vincitore di 7 premi nazionali, lo spettacolo “Tango” di Francesca Zanni, che ha debuttato nel 2016 per la regia di Pinuccio Bellone con la Compagnia La Corte dei Folli di Fossano (Cuneo), racconta un pezzo di storia dell’umanità che qualcuno preferirebbe dimenticare, quella dei figli rubati dei desaparecidos argentini, alcuni dei quali di origine italiana.
Una storia che resta prepotentemente attuale, e che ci riguarda tutti, chi c’era e chi non c’era; chi sapeva e chi no; chi vuole ricordare e chi si volta dall’altra parte.
In un ambiente unico (che rappresenta comunque due luoghi diversi) un uomo e una donna raccontano la loro storia parlando direttamente al pubblico, mai tra di loro. I loro monologhi si intrecciano e il loro racconto a volte sembra combaciare, anche se i due personaggi appartengono a due periodi storici diversi. Solo alla fine sapremo qual è il nodo che li unisce. Solo alla fine si guarderanno negli occhi e si “parleranno” per la prima volta, ballando insieme un simbolico tango.
Lo spettacolo vuole trasmettere un messaggio di speranza e di ricerca di giustizia e verità che le madri e le nonne di Plaza di Mayo portano avanti con tenacia da oltre 40 anni. Ma non solo loro. Quella di minori sottratti ai genitori, di bambini non accompagnati che spariscono è storia di tutti i giorni.
Non a caso lo spettacolo, voluto dall’Associazione culturale Tina Merlin, Scuole in Rete e Associazione Bellunesi nel Mondo, va in scena l’1 dicembre, cioè tra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20 novembre) e la giornata mondiale dei Diritti umani (10 dicembre) proprio per denunciare le violazioni commesse a danno dei bambini e per ribadire il loro diritto a un’esistenza protetta, dignitosa e consapevole.
Lo spettacolo sarà il mattino riservato alle scuole e la sera per la cittadinanza a ingresso libero.
Per l’andata in scena a Belluno, ballerini d’eccezione, che ringraziamo, saranno Michela Fregona e Alberto Bogo – Tango Argentino Belluno.

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VAJONT SESSANTATRE
DALLA MONTAGNA IL TUONO
Questo libro mi ha portato via l’anima.
Dopo due anni torno a raccontare i temi a me più cari: il coraggio, la libertà, la lotta per la verità. Tina Merlin è stata una folgorazione per me. (…)
Tommaso Percivale

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55° anniversario del Vajont
a Venezia

Per info:
IVESER: info@iveser.it, www.iveser.it, cell. 344 0637443
ISBREC: istitutobelluno@libero.it, www.isbrec.it, tel. 0437 944929, cell. 366 2057328

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sabato 6 ottobre 2018 ore 16.00 inaugurazione

a Venezia
presso la sede dell’Iveser (Giudecca-Zitelle)

TINA MERLIN E IL PAESAGGIO PRESENZA E RICORDO
personale della pittrice Graziella Da Gioz dedicata
alla giornalista, partigiana, scrittrice bellunese

 
L’esposizione proseguirà fino al 21 ottobre
orari di apertura:
Lunedì e mercoledì: 9.30-13.00/14.30-17.00
Martedì e giovedì: 9.30-14.30
Sabato e domenica: 11.00-17.00

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domenica 14 ottobre, ore 15.30

a Venezia
presso la sede dell’Iveser (Giudecca-Zitelle)

TINA MERLIN E IL PAESAGGIO PRESENZA E RICORDO
giornata dedicata a Tina Merlin
con
”La casa sulla Marteniga”
letture dell’attrice Sandra Mangini,
a cura dell’Associazione rEsistenze

e

”Il Vajont di Tina Merlin”
di Adriana Lotto,
foto e filmati d’epoca, a cura dell’Associazione culturale Tina Merlin

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Per info,
IVESER: info@iveser.it, www.iveser.it, cell. 344 0637443
ISBREC: istitutobelluno@libero.it, www.isbrec.it, tel. 0437 944929, cell. 366 2057328

 

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PORTFOLIO ALPINO
orizzonti di vita, letteratura, arte e libertà

Vite esemplari di alcuni dei nostri “maggiori”, così potrebbe essere intitolato questo libro.
E’ il racconto di momenti significativi della vita di uomini e donne che hanno tenuto fede con caparbietà ai loro principi di libertà. In tutti, una grande passione per le montagne.
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dal 19 Marzo 2018 al 30 Aprile 2019

Le Studentesse e gli Studenti degli Istituti Scolastici Superiori della Provincia di Belluno “incontrano” : TINA MERLIN

Bando Concorso Letterario

1. Possono partecipare al concorso tutte le studentesse e tutti gli studenti iscritte/i ad una scuola secondaria superiore della provincia di Belluno.
2. La partecipazione al concorso è: individuale o per singola classe se coordinata da un/a Insegnante con un racconto (un elaborato) di gruppo.
3. Possono partecipare al concorso (sempre con scadenza 30.04.2019) anche le studentesse e gli studenti che termineranno il loro periodo scolastico (quinto anno) nel 2018.
4. La partecipazione al concorso è estesa anche alle studentesse a agli studenti, residenti in uno dei comuni del Bellunese, frequentanti Istituti Scolastici Superiori ubicati in altre province del Veneto.
5. L’elaborato dovrà consistere in un racconto a partire dalla vita e dall’opera giornalistico – letteraria di Tina Merlin: straordinaria donna bellunese, autodidatta giornalista e scrittrice.
6. Il racconto dovrà essere redatto elettronicamente: massimo quindici cartelle editoriali (1.500 battute spazi inclusi cadauna) da una base minima di sette cartelle, inviando il file (testo in word) al seguente indirizzo di posta elettronica: franco.piacentini51@gmail.com – lo stesso testo va stampato ed inoltrato (per posta ordinaria) in copia (cartacea) entro il 30 aprile 2019, al seguente indirizzo: Circolo “al Castello” AUSER via Belluno n. 28 FELTRE (32032) con la seguente intestazione: Concorso Letterario AUSER Tina Merlin; farà fede il timbro postale.
7. Sul testo del racconto dovranno essere indicati: nome e cognome – luogo e data di nascita – indirizzo – numero di telefono – e-mail – classe e istituto scolastico di appartenenza.
8. Gli organizzatori del concorso designeranno una commissione di esperti che avrà il compito di selezionare i vincitori. La commissione, dopo aver analizzato e valutato i racconti, sceglierà i lavori da premiare e proclamerà i vincitori. La valutazione ed i giudizi della commissione sono insindacabili e inappellabili.
9. I premi per i primi cinque racconti selezionati, consistono nell’assegnazione di una somma in denaro: primo premio = 700,00 €uro; secondo premio = 600,00 €uro; terzo premio = 500,00 €uro; quarto premio = 350,00 €uro; quinto premio = 250,00 €uro.
Inoltre, oltre ai primi cinque premiati, gli organizzatori del concorso si riservano di prevedere riconoscimenti ed attestazioni anche per tutti gli altri partecipanti.
10. Gli organizzatori acquisiscono la proprietà di tutti gli elaborati pervenuti e potranno, a loro discrezione, pubblicare e diffondere gli stessi, nei modi che riterranno più opportuni. La documentazione inoltrata dai candidati non sarà restituita.
11. La cerimonia di premiazione si terrà in una data ed in una sede stabilite dagli organizzatori e saranno, con congruo anticipo, comunicate ai vincitori e a tutti gli altri partecipanti.
12. La partecipazione al concorso mediante la trasmissione via e-mail e l’invio per posta della documentazione richiesta implica necessariamente il riconoscimento di tutte le norme e le procedure esposte nel presente bando.
13. Referenti del bando:
> Franco Piacentini (AUSER) cell. 348.1303140 – franco.piacentini51@gmail.com
> Piera Di Palma (Rete degli Studenti Medi) cell. 331.1221197 – zugnitauro3@gmail.com

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Belluno, riconoscimento assegnato

all’Istituto Comprensivo “Tina Merlin”:

è tra le scuole più innovative del Veneto

Corriere delle Alpi

Studentesse con la maglietta dell’Istituto

Il Gazzettino

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IL PONTE
DELLE DISGRAZIE

Tanti ponti, un ponte solo. Dal 1388, anno in cui viene citata per la prima volta la presenza di un ponte sul Piave a Belluno, cade 28 volte, abbattuto da piene, da guerre, da crolli in corso d’opera. Con morti e feriti. E viene sempre rifatto nella stessa infausta sezione di fiume: in legno, in pietra, in ferro, in cemento armato. Una storia infinita, che si accompagna anche ad un’altra disgrazia, il dissesto finanziario del Comune provocato dall’ingente spesa sopportata a metà Ottocento per il primo solidissimo ponte di pietra che doveva durare secoli e che puntualmente cadde dieci anni dopo. Nella vicenda intervengono nei secoli celebri architetti, come Antonio da Ponte e Andrea Palladio. Da ultimo, Eugenio Miozzi, progettista dell’ultimo ponte, quello della Vittoria, tuttora esistente anche se assai malandato, inaugurato nel 1926. Ma davvero è tutta opera sua? Toni Sirena racconta le vicende degli ultimi due secoli, ricostruendo inediti e clamorosi retroscena tecnici, politici e amministrativi (…)

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In meno di quattro minuti

Testimonianza sul Vajont:

la strage e l’umiliazione

di Giuseppe Vazza

 

C’è voluto molto tempo perché l’autore si decidesse a dare forma di libro alla sua vita. Non ho alcun dubbio sul fatto che questo sia un autoritratto, lo è indipendentemente dalla sua volontà, lo è in un modo dignitoso e potente nelle sue parole misurate. In questo libro ho “visto” Giuseppe in ognuna delle situazioni che ha descritto, nel prima, nel durante e nel dopo e mi sono messo al suo posto. Ho trattenuto il fiato con lui, ho lottato, mi sono arreso e ho ricominciato a lottare più e più volte come lui ha fatto.
Mi sono chiesto se ce l’avrei fatta a mettere insieme questa testimonianza di vita sapendo che rendendo pubblico questo racconto avrei salvato alcuni e dannato altri. Questo è un libro partigiano, un libro di parte, e non può essere che
così perché, esattamente come quello di Tina Merlin, questo libro è scritto sulla pelle viva (…)
dalla prefazione di Marco Paolini

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a Belluno 19 maggio 2017

un lavoro dei ragazzi

Alla cerimonia di intitolazione a Tina Merlin dell’istituto comprensivo 2 di Cavarzano, che si è svolta nella palestra della scuola media Nievo, erano presenti, oltre ai bambini e ai ragazzi delle scuole dell’Istituto comprensivo, il figlio di Tina Merlin, il sindaco di Belluno Jacopo Massaro e Adriana Lotto presidente dell’Associazione culturale Tina Merlin. «Se fosse stata qui Tina Merlin sarebbe stata felice per due motivi», ha detto la presidente Lotto. «Il primo è che le è stata intitolata una scuola, spazio che amava molto non avendo potuto studiare ed essendosi fermata alla quarta elementare perché doveva lavorare. Il secondo perché scuola significa giovani e lei vi credeva fortemente. I giovani sono gli unici in grado di portare nuove forze e nuove idee». Sono esposti in una mostra tutti i lavori delle classi che hanno lavorato per oltre un anno sulla figura di Tina Merlin.

Il Comprensivo 2 intitolato a Tina Merlin
Ricordata la figura della giornalista del Vajont.
I bimbi scrivono. “Combattere per la verità”.

Il logo dell’Istituto Comprensivo ideato dai ragazzi sella scuola media Nievo


Tina Merlin “vive” tra le aule della scuola.

Riconoscimento ai suoi valori”
Sotto l’ala protettrice di Tina Merlin. “Con l’augurio che tanti dei nostri ragazzi possano diventare grandi persone, come grande persona è stata Tina Merlin. Un messaggio positivo per il battesimo dell’Istituto Comprensivo Belluno 2

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17 dicembre 2016
Una piazza a Bologna ricorda Tina Merlin
Il quartiere Savena onora l’impegno civile della giornalista

targa1

Un filo rosso unisce Belluno e Bologna. L’impegno di chi, con forza e
coraggio, combatté per garantire la libertà e per far emergere,
sempre e comunque, la verità.

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BELLUNO
dall’annessione alla fine dell’Ottocento

Note storiche e di colore

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29 novembre a Belluno

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Le Scuole in Rete per un Mondo di Solidarietà e Pace e l’Associazione Amici delle Scuole in Rete con il sostegno economico dell’Associazione culturale Tina Merlin e del Consorzio BIM, in contiguità con la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presentano lo spettacolo “La casa di Bernarda Alba” tratto dal testo di Federico Garcia Lorca.
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Toni Sirena

LE DIGHE DELLA PROVINCIA
DI BELLUNO

Storia e immagini
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C’era una volta il Piave…

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MONTAGNA
RIVISTA DI CULTURA ALPINA
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Un bell’articolo di Giuseppe Mendicino su Tina Merlin

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9 Ottobre 2016
Anniversario del disastro del Vajont

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Gino Fossali 1964

«Come si possono ricordare i morti senza esecrare i carnefici?»

«A tutti i morti e i vivi del Vajont. Perché su di loro non cada la pietà»

Questo sta scritto nella serrata, incalzante arringa pronunciata da Sandro Canestrini, avvocato di parte civile, il 23 settembre 1969 al processo del Vajont a L’Aquila.

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KILL HEIDI
Come uccidere gli stereotipi della montagna e
compiere finalmente scelte coraggiose

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Come il classico sasso lanciato in uno stagno, a muovere le stanche acque della politica bellunese (e non solo bellunese) arriva in libreria un nuovo lavoro di Sergio Reolon, agile e denso che fin dal titolo (“Kill Heidi”, prefazione di Annibale Salsa, già presidente nazionale del Cai), riassume un programma: per salvare la montagna bisogna uccidere Heidi, simbolo, come recita il sottotitolo, degli “stereotipi della montagna”, e compiere “finalmente scelte coraggiose”.

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In ricordo dei 90 anni dalla nascita e

dei 25 dalla morte di Tina Merlin

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unesco

INVIATA ALL’UNESCO LA NOMINATION
DEL FONDO ARCHIVISTICO PROCESSUALE DEL VAJONT

 

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Belluno sabato 28 maggio 2016

Una serata davvero emozionante con Giuseppe Mendicino da anni appassionato cultore della memoria e dei libri del grande Mario Rigoni Stern che è venuto a Belluno per la prima presentazione nazionale della sua biografia del grande scrittore, grazie a Ignazio Rigoni Stern per il suo intervento. Abbiamo ricordato la grande amicizia tra Mario e Tina uniti dagli stessi valori, umani e civili, e dalle stesse lotte per la libertà, contro la corruzione, a difesa dell’ambiente.

Ecco se c’è un filo che lega insieme tutti questi brevi scritti di uomini e montagne, di battaglie e resistenze di <sbandati, feriti, congelati e generosi>, di lavoro, di costruttori di pace e sopravissuti alla guerra, è un grande attaccamento alla vita e alla giustizia. Un’adesione forte, corposa, materica. E’ uno scrittore della memoria perché questa serve alla vita futura. Senza memoria non si vive. Se il sonno della memoria genera mostri, allora la memoria, se onesta, non può che essere una memoria che inquieta”. (estratto dall’articolo- recensione Corriere delle Alpi 2006 di Toni Sirena al libro con racconti inediti di Rigoni Stern curato da Giuseppe Mendicino).

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25 APRILE 2016

 

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Abbiamo lottato per sentirci
qualcuno
per conquistare qualcosa.
La strada è ancora lunga,
alla luce dei fatti.
La Resistenza ci guida
a volere
che il fratello conosca il fratello
che si diano la mano
si guardino negli occhi
per amarsi
e insieme ancora lottare
per
essere forza
e determinazione.
Per non tornare indietro
a ciò che eravamo
prima che le rosse bandiere
della Resistenza
avvolgessero i corpi nudi
dei morti compagni.
(rinvenuto tra le carte di Tina Merlin)

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da:
Patria Indipendente
8marzo2016

DIECI DONNE DELLA LIBERTÀ

Gianfranco Pagliarulo

8 marzo 2016: la storia della conquista della libertà in Italia attraverso le donne. Eccone dieci, delle tante che hanno contribuito a cambiare il Paese.

Antifascismo Democrazia Donne Eguaglianza Libertà Memoria

8 marzo: ci è parso non scontato immaginare un percorso ideale, che va dal Risorgimento ad oggi, tracciato dalle donne della libertà. Con “donne della libertà” intendiamo il rilevantissimo numero di personaggi, alcuni famosissimi, in grande maggioranza del tutto sconosciuti, che hanno contribuito, come si dice “al femminile”, a fare dell’Italia un Paese più libero.

Eccole: Anita Garibaldi, Anna Maria Mozzoni, Camilla Ravera, Carla Capponi, Tina Anselmi, Gisella Floreanini, Nilde Iotti, Franca Viola, Tina Merlin. E da ultima – il tempo in cui viviamo – Giusi Nicolini, combattiva figura di sindaco di Lampedusa.

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http://www.patriaindipendente.it/idee/copertine/dieci-donne-della-liberta/

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honduras

Assassinata in Honduras l’attivista
Berta Cáceres, Goldman Prize 2015

L’omicidio dell’attivista Berta Caceres in Honduras. Berta ha dedicato gli ultimi
anni della sua vita a organizzare la resistenza degli indigeni Lenca e delle
popolazioni locali contro la costruzione di una megadiga sul Rio Negro.
La lotta ha avuto successo, e ha portato Berta Caceres a vincere il Goldman
Environmental Prize 2015.
Berta aveva 43 anni, e continuava ad occuparsi di ambiente e di grandi dighe,
in uno stato abitualmente considerato come il più pericoloso per occuparsi di
diritti ambientali. E’ importante far conoscere questa storia perché l’attenzione verso
le violazioni dei diritti ambientali legate alla costruzione delle dighe devono rimanere vivi.
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TeaPalman

Tea Palman con Sandro Pertini Belluno 1976

Si è spenta serenamente, assistita dai figli Marika e Roberto, Tea Palman. Era nata a Trichiana il 16 aprile 1922 da una famiglia antifascista. Il padre Italo era emigrato in Svizzera nel 1925, l’anno successivo lo raggiunse la moglie, Irene Adalgisa Bresciani, insieme ai due figli Aldo e Tea. La famiglia ritornerà a Trichiana solo nel 1936 dove aprirà un’osteria nella piazza del paese, in seguito base dei partigiani. Durante la Resistenza Tea, che tra il ’43 e il ’44 è rimasta orfana di entrambi i genitori e si prende cura dei due fratelli, Aldo maggiore di due anni ed Elio di appena 12, viene arrestata dai tedeschi, internata nel lager di Bolzano, torturata dalle SS. Il fratello Aldo, tra i maggiori esponenti della Resistenza, cade in combattimento durante un rastrellamento a S. Antonio Tortal mentre copre lo sganciamento della missione americana Tacoma del capitano Chappel.
Dopo la liberazione, Tea Palman continuerà a gestire la vecchia osteria trasformata in “Pensione Tea”. Si iscriverà all’Anpi e all’Associazione ex internati. Porterà la sua testimonianza nelle scuole e nelle manifestazioni della Resistenza.
L’Associazione culturale Tina Merlin la ricorda con commozione come una donna coraggiosa alla quale siamo tutti riconoscenti per aver contribuito con decisione, fermezza e attraverso grandi sacrifici, alla libertà e alla democrazia dell’Italia.
Ci ha lasciato un diario della sua prigionia e della sua vita.

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giorno_memoria_2016

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NO CENTRALINE 10 gennaio 2016

no_centrali1no_centrali2L’ associazione ha partecipato all’ iniziativa indetta da Italia Nostra di Belluno contro la costruzione di nuove centraline idroelettriche -clicca-
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VeneziaRibelle_big

Venezia Ribelle”, in una guida la città che non ci sta

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Ricordo di Renzo Franzin
franzin

“poeta” della difesa dei fiumi 

Venerdì, 26 Agosto 2005

Renzo Franzin di fiumi e acque sapeva tutto.
Amava quelle acque e voleva che tutti sapessero. Soprattutto i più giovani. Voleva raccontare il perché era necessario proteggerle. Far capire e far scoprire.
Non è un caso che la sua irrimediabile voglia di portare a galla ogni verità l’abbia spinto a occuparsi – e riportare alla storia odierna – la vicenda di Tina Merlin e della sua battaglia contro la diga del Vajont. Lo ha fatto non solo entrando nell’associazione, ma anche raccogliendo tutti gli articoli da lei scritti sull’Unità prima, durante e dopo il disastro. Con pochi mezzi ne ha realizzato una mostra e un libro che hanno girato per le nostre città.
Sono passati dieci anni ma ci manchi ancora, caro Renzo. Ci manca la tua intelligenza, la tua sensibilità, la tua cultura, la tua passione per il mondo e la vita.

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MATTMARK 50 ANNI FA
MattMark

Il 30 agosto del 1965 una enorme valanga di due milioni di metri cubi si staccò dal ghiacciaio dell’Allalin nel cantone svizzero del Vallese e si abbatté sulle baracche del cantiere di una diga in costruzione a Mattmark, uccidendo 88 lavoratori, 56 dei quali erano italiani (17 i bellunesi). La storia del “Vajont svizzero”, come qualcuno chiamò la tragedia, si concluse nel 1972 con l’assoluzione dei 17 imputati di omicidio colposo.

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cantalamappa_littleCantalamappa
Wu Ming
Un libro sorprendente, una raccolta di racconti di
viaggio per bambini scritta dal collettivo Wu Ming.
Uno dei racconti, “Toc e Patoc”, è dedicato a Tina Merlin
e racconta bene ai bambini la storia del Vajont.
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magliettaTina_anpiclicca qui

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“Onorata società. Il Vajont dopo il Vajont”
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“ONORATA SOCIETA’. Il VAJONT DOPO IL VAJONT” lo spettacolo che ha chiuso la rassegna “Il Vajont in teatro” a cura dell’Associazione culturale Tina Merlin, Fondazione Vajont, Comune di Longarone, con il contributo della Regione. E’ il nuovo spettacolo con cui Patricia Zanco torna ad occuparsi di Vajont, e lo fa raccontando quanto accadde dopo quella fatidica notte, la tragedia che seguì alla tragedia: il processo, la guerra dei sopravvissuti combattuta su quei morti mai sepolti e usati come carte di scambio, la nascita e lo sviluppo virale di quella capacità di infierire, di unire le forze non per risolvere, curare e prevenire, ma per arricchire, corrompere, truffare, vendersi e accettare i più bassi compromessi, in nome del profitto e del guadagno.

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“Onorata società. Il Vajont dopo il Vajont” è il nuovo spettacolo con cui Patricia Zanco torna ad occuparsi di Vajont, con la regia di Daniela Mattiuzzi, drammaturgia di Francesco Niccolini, e lo fa raccontando del “dopo”. E’ un coro di personaggi, umani e non, frammenti di voci che dalla mezzanotte del 9 ottobre 1963 raccontano la loro versione della tragedia e di quello che ne seguì. E’ la storia di un genocidio, del più feroce e arrogante sfruttamento di una terra che ne uscirà annientata, di una deportazione e di come si possa distruggere, non solo nei corpi ma anche nello spirito, un’intera comunità. Non, dunque, fatalità o “natura crudele”. Piuttosto, calcolo del profitto, natura violentata, catastrofe evitabile e prevedibile, come stabilirà anche la magistratura nella sentenza di secondo grado. Un modo per provare a ricostruire il dolore e la rabbia, le truffe, gli inganni, la distruzione di una terra e di due popoli, a Longarone e a Erto, dove l’interesse privato e la corruzione dello Stato sono passati sopra la vita di due intere comunità.
Lo spettacolo mette a nudo le miserie arroganti di una classe industriale, in compagnia di vassalli, valvassori, servi e luogotenenti senza scrupoli, di scienziati, tecnici, avvocati, giudici, commercialisti, professori universitari, notai, giornalisti, funzionari dello Stato. Mandanti ed esecutori che hanno banchettato prima e che continueranno anche dopo, senza che molto sia davvero cambiato in profondità, nei comportamenti – anche individuali – e nei meccanismi che hanno “costruito” quella catastrofe. Senza che molto sia cambiato nella struttura di uno Stato incapace di difendere il territorio e i suoi cittadini.
Patricia Zanco, con sottile ironia e amara indignazione, solleva un problema importante: “Perché le tragedie come quella del Vajont non finiscono nel loro accadere ma si moltiplicano con effetti incontrollati sulla società, provocate dai vizi delle classi dirigenziali e che ci portano alla deriva”.
“L’onorata società” è anche la testimonianza di come due voci fuori dal coro, una giornalista e un avvocato, Tina Merlin e Sandro Canestrini, abbiano molto da offrire a chi non ha perso la speranza che si possa lavorare per la ricerca della verità e difendere la dignità della vita. Il Vajont diventa così tragico modello esemplare che in Italia si ripete ovunque e sistematicamente, per arroganza e corruzione.

scenaChi fosse interessato ad ospitare lo spettacolo, può contattare:
info@patriciazanco.it e fatebenesorelleteatro@gmail.com
mob.: 3395660640 – 0444/1803939

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RICORDARE SEMPRE

canestriniSandro Canestrini avvocato di parte civile al processo dell’Aquila:

«Come si possono ricordare i morti senza esecrare i carnefici?»

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telegramma

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Vajont 2013: un bilancio


vajont2013_grande
Nel 2013 il Vajont ha occupato per mesi il centro dell’attenzione. Non era mai accaduto. Si trattava del cinquantesimo anniversario, ed era ampiamente nelle previsioni che se ne parlasse. Ma nei precedenti anniversari, anche quelli “a cifra tonda”, non si erano mai viste…. leggi tutto

 

9 OTTOBRE 1963, che Iddio ce la mandi buona LA FRANA DEL VAJONT

lafrana_grande Pubblicare il dattiloscritto è stato prima di tutto un obbligo morale nei confronti della ricerca della verità, che in non solo di quella del Vajont, ma delle tante verità questo Paese non sono ancora emerse… leggi tutto

 

BELLUNO IN GUERRA 1915-18

coperina toniLa città e la provincia di Belluno strette nella morsa del fronte del 1915-18. Una testimonianza storica resa attraverso immagini dell’epoca, talvolta crude e sconcertanti, e narrata da Toni Sirena…. leggi tutto

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foto piccola zanco

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CALENDARIO PRESENTAZIONI

 2014

Giovedì 06 Febbraio Follina (Treviso)

Venerdì 28 Febbraio S. Gregorio nelle Alpi (Belluno)

2013

Giovedì 24 Gennaio Caerano S.Marco (Treviso)

Venerdì 1 Marzo Valle di Cadore (Belluno)

Giovedì 14 Marzo Caneva (Pordenone)

Lunedì 18 Marzo Ponte della Priula (Treviso)

Sabato 20 Aprile Lentiai (Belluno)

Sabato 27 Aprile  Forte Marghera-Mestre (Venezia)

Sabato 11 Maggio Maserada (Treviso)

Giovedì 30 Maggio Padova

Giovedì 8 Agosto Fusine-Forno di Zoldo (Belluno)

Sabato 14 settembre Cento (Ferrara)

Domenica 15 settembre Padova

Venerdì 4 Ottobre Crocetta del Montello (Treviso)

Sabato 5 ottobre Zero Branco (Treviso)

Martedì 8 ottobre Trieste

Giovedì 10 ottobre Cornuda (Treviso)

Mercoledì 16 ottobre Università Trento

Venerdì 18 ottobre Castello di Roncade

Martedì 22 ottobre Villa Onigo Trevignano

Sabato 16 novembre Padova

Venerdì 22 novembre Cadoneghe

Venerdì 13 dicembre S.Polo di Piave (Venezia)

 2012

Sabato 14 Gennaio 2012 Verona

Sabato 18 febbraio Auronzo di Cadore (Belluno)

Giovedì 8 Marzo Belluno

Giovedì 8 Marzo Puos d’Alpago (Belluno)

Venerdì 9 Marzo Padova

Sabato 10 Marzo Pedavena (Belluno)

Domenica 11 Marzo Giudecca Venezia

Venerdì 30 Marzo Montereale Valcellina (Pordenone)

Sabato 31 Marzo Altino (Venezia)

Giovedì 12 Aprile L’Insolita Storia Belluno